Come una rana d’inverno

È stato un privilegio conoscere Goti Bauer, privilegio che pochi potranno ancora avere perché l’età di questa delicata, schiva, determinata sopravvissuta ad Auschwitz ormai è avanzata. E dobbiamo ringraziare Daniela Padoan di averla portata al Centro Asteria perché è vero che chi vuole informarsi ha a disposizione libri, documentari, interviste, film ma l’incontro con una testimone è indimenticabile. Dopo aver visto il documentario “Come una rana d’inverno”, con interviste a Liliana Segre e Goti Bauer più spezzoni di filmati d’epoca, tante persone hanno posto domande e l’interesse era così alto che si è andati ben oltre l’orario programmato. A una domanda Goti ha risposto che no, non prova odio, certamente non contro i tedeschi di oggi, e nei confronti di quelli di ieri provava e prova disprezzo. Goti si è schermita di fronte alle domande più personali, per esempio su come è cambiato – se è cambiato – il suo rapporto con la religione, prima e dopo il campo di concentramento, ha continuato a dire che l’attenzione non deve essere posta su di lei, che i sopravvissuti non si sentono eroi, che vogliono parlare a nome di quanti non sono tornati. E parlare soprattutto perché quegli orrori non si ripetano; ma, ha domandato Goti, addolorata,  ricordando la Cambogia, il Darfur, l’ex Jugoslavia, come riuscire a impedirlo?
Patrizia Giovannetti

Fotogallery by Luca Volpi

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