Un viaggio nel deserto del mondo e 23 birre per 23 scrittori

Continua tra eventi diversissimi il Festival della letteratura milanese e la mia giornata di ieri è un esempio della varietà che lo contraddistingue. Alle ore 19.00 sono andata al Vinodromo per assistere alla presentazione del romanzo di Bijan Zarmandili, nato a Teheran, ma che vive a Roma dal 1960. Lavora come giornalista esperto della politica del Medioriente per il Gruppo Espresso-Repubblica e questo è già il suo quarto romanzo. Non ho ancora letto il romanzo, ma una breve lettura della trama mi ha incuriosito al punto che l’ho subito comprato e intendo recensirlo prima possibile. Pubblicato nel 2011 dalla casa editrice romana Nottetempo, il libro si chiama I demoni del deserto e ieri è stato presentato dalla giornalista e autrice Daniela Padoan e da Liliana Rampello, studiosa, critica letteraria, autrice di illuminanti saggi, molti dei quali su Proust e Virginia Woolf. La storia è ambientata in un Iran senza tempo, anche se un tempo ce l’ha: è il 26 dicembre del 2003. Un anziano nonno e sua nipote sono gli unici sopravvissuti a un terremoto e a un vento di morte che hanno distrutto completamente la città dove vivevano. Insieme cominciano un viaggio che li condurrà a sud, verso una nuova vita che cercheranno faticosamente di costruire. I due personaggi sono entrambi inaccessibili: la bambina è chiusa in se stessa, autistica, vive in una sua alterità; il nonno è un maestro che per tutta la vita ha vissuto nelle sue certezze e che ora, essendo tutte crollate, deve metterle in discussione, riscoprendosi. “Volevo scrivere un romanzo sulla vecchiaia”, ha detto l’autore, per “mostrare che la vecchiaia non è una stagione statica e immutabile”. Sia le curatrici che l’autore hanno saputo mettere in luce gli aspetti salienti e le bellezze del libro: la sua scrittura tattile, che procede per immagini, per colori, per temperature. I demoni del deserto è un libro sul rapporto tra il passato e il futuro: due personaggi sfuggono dal caos per trovare un nuovo ordine. Ma questo caos non è solo una catastrofe da cui scappare: è anche l’occasione di un nuovo inizio e l’autore ne scorge la bellezza. Zarmandili, con questo romanzo, comunica la sua grande passione per il mondo come strumento di conoscenza e dentro vi troviamo ritratti più mondi.
La gentilezza e la profondità dell’autore
mi hanno colpita, ci ha spiegato quanto doloroso sia il percorso di scrittura di un autore che sceglie l’italiano come lingua originaria del suo romanzo ma proviene da un paese in cui per anni gli è stato proibito tornare. Ci ha detto che ci si sente come se si stesse tradendo la propria cultura e si è messo a nudo rivelandoci che: “questo vecchio sono io”. Ancora una volta un evento interessante per l’interazione umana che si è creata tra l’autore e noi ascoltatori.

Di tutt’altro genere la serata cui ho partecipato successivamente. Alle 21.30 all’Henry’s Cafè è iniziato Milano in bionda, evento particolarissimo in cui ventitré scrittori di noir (e non solo!) si sono riuniti davanti a una birra e avevano a disposizione cinque minuti ciascuno per raccontare il proprio libro ai presenti. L’atmosfera di festa e l’allegria si sposavano con il divertimento di un venerdì sera a Milano, a simboleggiare il fatto che la letteratura può essere portata nei luoghi più diversi, per promuoverla e farla conoscere nei modi più vari. Curato da Paolo Roversi, l’evento ha avuto un’ottima partecipazione di pubblico ed è stato divertente vedere come gli scrittori presentassero in pochi minuti i loro testi in modi così differenti, a seconda dei loro temperamenti.

Lo spirito del Festival era anche questo: fare in modo che, per cinque giorni, la città risuonasse di voci poetiche e letterarie, in ogni suo angolo: nei caffè, nelle librerie, nelle biblioteche, nei pub, nelle stazioni, nelle piazze, nelle scuole.

Claudia Consoli

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