La fabbrica del Festival

Ci sono voluti un po’ di giorni per rinvenire un minimo di obbiettività tra la marea di strascichi emotivi lasciati in giro dai cinque giorni di incontri nell’ambito del Primo Festival della Letteratura a Milano. Per abituarci all’idea che tutto fosse già successo.  Andato. Che bisognava ricominciare dal Principio.
Ora proviamo a ragionare con l’altra parte del cervello. Ammesso che ci riesca. A imporci di essere razionali. A valutare riuscite e imprecisioni. Intuizioni e abbagli. A dare i numeri, in una società che di numeri ne fa incetta. Dei quali sembra non si possa fare a meno. L’immancabile indice di comprensione dei fenomeni che la travolgono, una volta finita la sbornia dei sensi.

Ci sono stati 5 giorni, dicevo, che hanno conformato questa prima volta;  trentatré (33) luoghi di incontro,  trenta (30) case editrici partecipanti,  ottantasette (87) eventi legati alla Cultura, nella sua più ampia asserzione,  cento (100) scrittori,  quarantotto (48) tra musicisti, attori e danzatori, venti (20) associazioni culturali coinvolte, sette (7) giornalisti impegnati direttamente sul campo, sei (6) docenti universitari, un (1) magistrato, un (1) sociologo, un (1) gruppo di book bloggers, cinque (5) pubblicazioni specializzate, sette (7) film, tre (3) mostre,  quattro (4) reading poetici indoor,  quattro (4) a cielo aperto,  due (2) passeggiate con l’autore, una (1) passeggiata poetica, tre (3) concerti, cinque (5) spettacoli teatrali, un (1) gioco di coinvolgimento intorno alle parole, destinato ai bambini, uno (1) destinato agli adulti… più circa duecento (200) volontari impegnati a più titoli nell’organizzazione del tutto,  pressappoco quattromila (4.000) presenze reali di un pubblico ancora in formazione, che ci ha aiutati a diffondere le diverse iniziative,  che speriamo di poter informare meglio nella prossima edizione, visto che in quella odierna, la mancanza di risorse ci ha imposto di dover fare a meno di qualsiasi forma di supporto pubblicitario.
Perché non so se l’ho già detto, ma tutto ciò è avvenuto senza un (1) soldo di contributo da parte di chicchessia, contando soltanto sulla caparbia determinazione di ciascuno, quell’ordine stravagante dei singoli fattori, in direzione ostinata e contraria, che finì per alterare, mirabilmente, il prodotto.
Ci sono state (ci sono) anche alcune voci di dissenso. Persino delle polemiche. Certune innescate da motivazioni che abbiamo provato a sviscerare, per cercare di capire. Altre come espressione di uno spirito nazionale amante degli sport poco impegnativi, senza le quali si farebbe fatica a capire che siamo sulla scia giusta.

Come dicevo, ci siamo rimessi già al lavoro. Se posso fare un augurio al Festival che verrà, è quello di non farsi travolgere da quei numeri. Di non perderli di vista, certo, perché sono importanti per coloro che forse vorranno aiutarci in futuro, ma senza smarrire i propri punti cardinali. Di poter andare avanti, convinti, come lo siamo stati finora, che i mezzi siano tanto importanti quanto il fine.
Da settembre cercheremo di fare arrivare all’intero mondo editoriale il nostro appello. Lo abbiamo fatto anche l’anno scorso, ma per qualche strana ragione non sempre fu preso in considerazione. Per questo è che chiediamo a tutti una mano nello spargere la notizia. Perché nessuno possa dire di non averlo ricevuto.
Ci piacerebbe che potessero partecipare tutti quanti, che siano invogliati a farlo. Piccoli, medi e grandi editori.
A parità di condizioni.
Mi auguro anche che i giornalisti della grande distribuzione possano smetterla di chiedere la fotografia dello scrittore di punta, a Festival iniziato, finalmente convinti che ciascuno degli scrittori partecipanti è uno scrittore di punta.
Che sulla scia di un percorso orizzontale la cultura possa riprendere il suo viaggio imprevedibile, critico, sovversivo, quello che si cerca sempre di ricondurre tra i canoni della ragione, che faceva metter mano istintivamente alla pistola qualche gerarca di triste memoria, che continua a provocare attacchi indiscriminati di prurito nei salotti radical-chic del nostro quotidiano divenire.

In questi giorni abbiamo inaugurato la Fabbrica del Festival. L’opificio virtuale delle idee in libera circolazione.  Inutile aggiungere che l’invito a parteciparvi è esteso a tutti quanti. Quelli che con noi, quest’anno, ci sono già stati, e che di quell’ invito possono farne a meno, perché hanno ormai le chiavi di casa. Coloro che si aggiungeranno strada facendo, che  hanno già preannunciato il loro arrivo.
Benvenuti in cantiere. L’anno venturo è iniziato ormai da qualche giorno.

 Milton Fernàndez

4 thoughts on “La fabbrica del Festival

  1. Pingback: La Fabbrica del Festival – Il blog di Studio83

  2. Pingback: Il Festival della letteratura: un evento che deve essere anche un mezzo | libri, autori e lettori di Autodafé

  3. Bravi andate avanti così, ci terrei a ricevere qualsiasi comunicazione sulla vostra attività per 2 motivi: il primo è che ho un blog su Milano, dove ho parlato di voi, quindi nel futuro, se il blog ci sarà ancora, vorrei farlo con i tempi giusti e maggiori dettagli. Il secondo, ma non meno importante, anzi, è che sono volontaria in una biblioteca di San Vittore, che, tra l’altro abbiamo inaugurato ieri, e mi piacerebbe coinvolgere i ragazzi in questo evento. Perchè non parlarne? avrei un po’ di idee da condividere…
    Grazie dell’attenzione, buon lavoro e ricordatevi di me!
    ilaria

    • Cara ilaria, scrivi all’organizzazione del Festival così ne parliamo al più presto.Trovi gli indirizzi alla pagina contatti di questo blog.

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