E non è che l’inizio!

Il festival ha avuto inizio, per me, allo Spazio Ligera con Marco Rovelli. Una voce tenorile e due occhi stretti e luminosissimi mi hanno raccontato la storia di Elsa e Karim, una giovane anoressica e autolesionista e un clandestino in fuga dalla Tunisia, prima, e da un centro di espulsione, poi. Si è parlato di immigrazione, di finzione vs realtà, di corpi e dell’amore (dal suo romanzo “La parte del fuoco”). Si è bevuto qualche bicchiere di vino e ci si è salutati con la sensazione di una condivisione breve ma inspiegabilmente profonda. Poi di corsa sulla 56. E’ solo un passaggio nell’ordinario che dura il tempo della traversata, perché non appena arrivo al Frida Caffè sono accolta dall’incanto malinconico delle note di Bagdad café (“Calling You”) che accompagnano la lettura di Sergio Paladino del suo romanzo “Marco e Tecla”, ormai al termine. Con un pubblico, folto e compiaciuto, di resistenti alla Milano da bere.

Lisa

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