Lo strano caso di via Padova

Nonostante sia un sabato pomeriggio dall’aria estiva, la biblioteca di Crescenzago è gremita di persone. Sono venute ad ascoltare le storie dell’Ultimo bar a sinistra, ormai un caso editoriale. Un’antologia di racconti scritta dagli abitanti di via Padova che ripercorre le fermate narrative della linea 56, da Piazzale Loreto alla tangenziale Est. Il filo conduttore dei racconti, oltre all’ambientazione, è il noir, con tratti di marcata finzione che a volte finisce nel pulp, ma anche, così ci spiega Federico Riccardo Chendi, di verosimiglianza al limite dell’autobiografia. L’idea di Federico e Riccardo Bernini, insieme a Daniela Ambrosio che ha curato l’edizione, era di dar voce a una delle zone più multietniche d’Italia, ascoltare le storie e i sussurri di chi vive in quello che – ci tengono a sottolineare ­– non è un laboratorio interculturale esemplare ma un quartiere vivo, con i suoi problemi. E il risultato, dunque, un’istantanea di realtà eterogenee, con punti di vista stranianti, realistici, storici e fantascientifici, conquistati, nel bene e nel male, da questa piccola città-mondo. Curiosamente, però, si finisce per non parlare del libro ma della vita vera, dei progetti futuri, della possibilità concreta di favorire un incontro umano tra culture a partire dalla strada, dell’esigenza di un impegno anche istituzionale, della voglia di una cultura underground diffusa perché Milano non si appiattisca nella sua immagine di città alla moda di poca sostanza. Se state pensando che sono solo belle parole di una cricca di idealisti forse è perché ieri non eravate con noi a sentire la testimonianza di Massimo de Vita e del suo Teatro Officina, un’esperienza di ben quaranta’anni, fondata da un gruppo di studenti, insegnanti e operai, che esercita ancora oggi una forma di guerriglia culturale. Attraverso degli stimoli teatrali all’interno degli spazi pubblici e privati di via Padova, il Teatro Officina invita le persone a raccontarsi. La preparazione, la sensibilità poetica e l’energia che percepisco da Massimo e Daniela mi fanno pensare a una missione civica e umanistica. Ci ha emozionato il racconto di Jesus su Claudio, un senzatetto morto in piazza Durante. Una storia di sofferenza ma anche di amicizia e solidarietà da parte della folla che lo ha salutato il giorno del suo funerale come l’unione di italiani e stranieri di questa nostra via Padova.

Il sindaco Pisapia una volta definì il repertorio di storie e di volti del Teatro Officina come un piccolo patrimonio della città. Da preservare e sostenere, ci auguriamo! Mentre i ragazzi di Ligera Edizioni ci rivelano il loro prossimo progetto: una raccolta di racconti che coinvolgerà le cosiddette seconde generazioni, i figli di immigrati nati in Italia, italiani senza cittadinanza.

Una domanda si leva dal pubblico: qual è la morale del vostro libro (e del vostro lavoro)? Mi chiedo se abbia senso aspettarsi UNA morale dalla letteratura ma, se costretta a farlo, credo che risponderei il desiderio di testimoniare un’apertura. Del resto, come ci spiega Massimo de Vita l’attenzione verso la propria storia è il primo passo per un’attenzione vera alla letteratura.

Lisa

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