Sguardi urbani

Pervinca Paccini e Daniele Trovato si sono confrontati attraverso i loro scritti, con la personale lettura della città, del vivere urbano e del proprio rapporto con le istituzioni e i concittadini. Una chiacchierata molto interessante, condotta dalla simpatia di Sabrina Minetti. Grazie a Irene, che ci ha ospitati nella sua bella caffetteria Vaniglia e Zenzero.

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San Vittore: Noi, le donne

H2013_7giu_SanVittoreF_2o  incontrato per la seconda volta le donne del gruppo di lettura. Accompagnavo le scrittrici Annamaria Trevale, Pervimca Paccini, Rossana Girotto. Sabrina Minetti. Rompere il ghiaccio non pareva impresa facile, ma poi abbiamo deciso che avremmo parlato di scrittura e lettura, senza parlare di noi, allo stesso modo detenute e ospiti, accumunate dall’essere donna e dalla passione per la narrazione: sono stati i racconti letti insieme a parlare delle nostre emozioni, del coraggio di essere donna, di amore, del rapporto uomo-donna, di nascita e vita, di figli, della soicetà, dell’essere e dell’apparire.
Una delle detenute ha letto quello che aveva scritto per l’occasione.
“La lettura è qualcosa che nasce di pari passo col cuore dell’uomo e che cresce insieme a lui. In principio impariamo a muovere i primi passi, poco dopo a dire le prime parole…il passaggio successivo è proprio imparare a leggere.
Leggere è qualcosa di avventuroso, a prescindere dall’età e da ciò che si sta leggendo.
Spesso si sottovaluta l’importanza della lettura, rivolgendo parte del proprio tempo a passatempi meno nobili e senza ombra di dubbio meno costruttivi.
Credo che leggere ‘è vita’…i libri sono vita, anzi di più di una vita.
Williams Kitting, che ha scritto ‘L’attimo fuggente’ afferma che ‘noi non leggiamo e scriviamo perché è carino, bensì perché siamo membri di una razza umana, la quale è piena di passione, e sono proprio le passioni che ci tengono in vita’.
Leggere rassicura…ci rafforza, ci fa mettere a confronto la nostra esistenza con quella dello scrittore e dei protagonisti. È un modo che ci permette di confrontarci con il passato e con il presente.
A mio parere tutti dovrebbero leggere, allo stesso modo in cui , bene o male, tutti scrivono…senza aver pregiudizio o vergogna.
Leggere e scrivere apparentemente sono due cose banali, ma ci tengono in vita, perché ci permettono di amare e lasciare questo amore echeggiare negli anni”
Anna Chiello

Cinzia ha lo sguardo di brace e la voce roca di un’attrice di teatro.
La schiena dritta, il viso drammatico, i gesti sicuri. Una tosta, ma senza arroganza. Bellissima. Ha scritto un’introduzione per il nostro incontro con parole perfette.
Michela ha braccine scheletriche da ragazzino e ombre scure sotto i grandi occhi incastonati in zigomi ossuti. Mi sussurra “a me piace scrivere ma ho solo la terza media, poi stavo a Napoli, figurati”.
Impila i fogli dei racconti e ci appoggia sopra i gomiti perchè nessun’altra glieli porti via.
Di continuo controlla se ne manca qualcuno, di quelli che citiamo o leggiamo.
Mi chiede “questo ce l’ho?”
“Ce li hai tutti, tranquilla”
“Ah, bene”. Ma poi ricontrolla, li riordina uno sopra l’altro, ci appoggia le braccia.
E di continuo passa le mani sul mio libro. Lo gira e lo rigira. Lo accarezza.
“Belli, i libri, ma questo mi piace più di tutti”.
Non si accontenta delle due copie che ho lasciato per la biblioteca, “non voglio questi, ne voglio uno tutto per me, solo mio, mio personale, capisci?”
Capisco. “Te ne spedisco uno tutto per te”
“Giura”
“Giuro”
“Davvero, però”
“Davvero”.
Continua ad accarezzarlo. “Bello, bello. Non ti dimenticare”.
Anche il sorriso è da ragazzino quando le rispondo “non mi dimentico, oggi a casa preparo la busta e domani te lo spedisco”.
Qualcuna se ne va, è l’ora del pranzo. 
”Non me ne frega del vitto, mangio quando mi pare, stare qua è più importante”. E non molla fogli e libro.
Solo mentre dà un tiro alla sigaretta il volto di Michela diventa adulto. Gli occhi stretti, il fumo che gira in bocca ed esce dal naso. Proprio come i ragazzini quando fumano, fuori dalla scuola.
”Allora me lo spedisci, a me personalmente”
”Ti ho detto di sì”
”Non è che ti dimentichi”
”Non mi dimentico. Fidati”
”Mmm” annuisce, stringendomi la mano, con la sigaretta tra le labbra. Come quei duri di quindici anni, che fumano fuori dalla scuola.
Rossana Girotto

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Viola e pennello

Per poter vibrare insieme anime diverse devono essere prima di tutto singole entità distinte. Ecco che tre forme espressive – la scrittura, la pittura e la musica – si accompagnano e si fondono in un’unica rappresentazione, mantenendo ognuna la propria forza evocativa. Un’unica vibrazione di note e colori ha accompagnato la lettura dei brani di Viola, sottolineando e confondendosi nella storia delle due sorelle protagoniste del romanzo.

foto di Anna

Sabato in Chiesa Rossa

La mia quarta giornata di Festival Letterario è stata dedicata interamente a degli eventi organizzati da Autodafè edizioni. Entrambi si svolgevano in una meravigliosa cornice: la Biblioteca Chiesa Rossa, scenario perfetto sia per la prima che la seconda presentazione. Il tempo, inoltre, è stato clemente fino all’ultimo consentendoci di apprezzare ancora di più il posto e l’occasione che ci aveva lì riuniti.

Alle 17.00 ho assistito a “Viola e pennello”. Avevo letto nel programma di cosa si trattasse ma vederlo concretamente mi ha molto stupita e coinvolta. Si tratta di un evento molto peculiare, unico tra quelli a cui ho assistito finora, basato sul confronto diretto tra tre forme d’arte diverse. Pervinca Paccini ha letto dei brani dal suo romanzo Viola, testo molto interessante, romanzo sociale importante che segue le vicende di una generazione su un doppio filo temporale. Opera completa, che si interroga sul presente e sul passato, omaggio alla città di Milano (ci sono bellissimi brani, che sembrano quadri, dedicati alla città), ma soprattutto omaggio a un bellissimo rapporto tra due sorelle. Un romanzo coraggioso, in bilico tra la rappresentazione di un mondo passato, quello immediatamente post-sessantottino, e quello a noi più vicino. Uno sguardo profondo e nostalgico alle lotte studentesche, al movimento femminista, alla Milano e alla Storia di ieri che si rispecchia nella storia di Viola e di Giulia. A quest’ultima toccherà fare i conti con il passato.
Al reading del romanzo si affiancava l’arte di Gaia Grassi, pittrice che traduceva in colori e forme le letture del momento,  prendendone spunto e ispirazione, trasferendo nel quadro tutte le sensazioni che Viola le aveva regalato. Il tutto era affiancato dalla musica e dai testi di Alberto Motta, scelti appositamente perché vicini al senso delle letture e dell’incontro.
Per un’ora e mezza si è creata un’atmosfera di sospensione temporale, oserei dire. L’interazione tra queste tre forme d’espressione e di creazione artistica è riuscita davvero bene, il pubblico percepiva l’idea di un lavoro in divenire, di un insieme di rapporti tra parola, colore, musica. Al termine del lavoro, l’autrice ha osservato il quadro e ha dato la sua interpretazione personale. Alla fine, invece, è stata la pittrice Gaia Grassi a illustrare il senso delle sue tavole e l’idea da cui nascevano, quell’espressione: “all’unisono” che l’aveva tanto colpita durante la lettura. Quello stesso “all’unisono” che ieri ha preso forma con i loro lavori, ognuno così individuale ma tutti così legati, quasi fossero nati per annodarsi insieme.

Alle 19.30, invece, è cominciato un evento al quale ho partecipato in prima persona, in veste di “presentatrice” d’autore. Il romanzo che abbiamo letto e commentato insieme è Le nausee di Darwin di Giordano Boscolo, testo a cui sono molto legata perché mi è piaciuto davvero tanto e perché letto in un momento particolare della mia vita, a cui sempre rimarrà associato. Insieme all’autore e a me che gli ponevo delle domande sul romanzo in modo che anche il pubblico potesse apprezzarlo e coglierne gli aspetti migliori, c’era il bravissimo attore Tommaso Banfi che ha letto alcuni brani facendoli rivivere di toni e sfumature che solo una buona lettura ad alta voce può regalare.
Ero veramente emozionata e felice per l’occasione che mi è stata data, ho cercato di trasmettere il senso di una stima profonda per un autore che mi ha regalato, attraverso il suo testo, momenti di svago divertiti e momenti di riflessione più profonda. Spero di essere riuscita a far comprendere alle persone presenti, specialmente a coloro che non conoscevano a fondo il testo, quello che io, da lettrice, ho apprezzato di più. Con l’autore ho sentito una buona sintonia, ho cercato di metterlo a suo agio con le mie domande e di permettergli di sviluppare un discorso ricco che toccasse i molteplici aspetti di un testo altrettanto ricco. Sono stata felice nel constatare anche una buona partecipazione da parte del pubblico che ha posto tante domande ed è stato, evidentemente, incuriosito dalla lettura di Tommaso e dal nostro dialogare insieme.

Ringrazio ancora una volta la casa editrice Autodafè per l’opportunità e per l’atmosfera positiva che, anche stavolta, ho respirato insieme a loro.
Claudia Consoli


 

L’isola delle donne

Una serata interessante, se non nei numeri dei partecipanti – per la verità non esagerati – sicuramente per l’attenzione e la partecipazione del pubblico.
Le due autrici Sabrina Minetti (L’isola dei voli arcobaleno) e Pervinca Paccini (Viola) si sono intervistate a vicenda, alternando al dialogo la lettura di brani significativi dei rispettivi romanzi.
Le tematiche “comunità” e “partecipazione” sono state declinate attraverso esempi sulla questione femminile, il confronto genrazionale, l’ambiente, il disagio giovanile, la politica, per poi espandersi, grazie agli interventi del pubblico, verso questioni più legate al territorio, come la lotta del quartiere per la difesa della biblioteca che ci vedeva ospiti: la biblioteca Fra’ Cristoforo, un presidio periferico di grande valore culturale e aggregativo per la comunità.
Piacevole – tanto da portarci a superare l’orario di chiusura previsto per la biblioteca – il momento conviviale che ha concluso la serata. Fra un bicchiere di vino e un pezzetto di focaccia, gli intervenuti hanno potuto chiacchierare e confrontarsi più apertamente. Ne sono scaturite anche delle idee che andranno senzaltro riprese per costruire le iniziative che ci porteranno al festival del prossimo anno.
Posso certamente affermare che all’Isola delle Donne si è accolto con entusiasmo il motto espresso nell’idea iniziale del festival: “Cinque giorni di giugno per conoscerci e continuare a dialogare un anno intero”.

Anna