La felicità araba di Shady Hamadi

Il 6 giugno, presso il negozio civico ChiAmaMilano, Shady Hamadi ha presentato il suo libro, La felicità araba (Add Editore), con il patrocinio di Amnesty International; Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha firmato l’introduzione che segue la prefazione di Dario Fo.

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Hamadi parla della Siria, e lo fa attraverso le dolorose vicende familiari, in un racconto in cui la storia di quel paese martoriato da troppo tempo, che è anche il suo, è fortemente legato alla storia della sua famiglia. Racconta la realtà siriana Hamadi, quella realtà che ha potuto vedere da vicino per poco, a causa dell’esilio di suo padre Mohamed, ma che conosce benissimo grazie agli amici siriani, che vivono sotto le bombe, a uno studio approfondito della materia e ai ricordi che sono diventati suoi.

L’analisi lucida dello storico a volte lascia trapelare il coinvolgimento e la passione dell’attivista dei diritti umani, e va a toccare le corde più intime del pubblico, che inizia a dialogare con l’autore. Esiste una possibilità di riconciliazione? Perché si parla poco della Siria? Cosa possiamo fare perché la gente sappia quello che succede dal 1963? La conversazione tra l’autore, che collabora anche con il Fatto Quotidiano, e il pubblico diventa uno scambio di idee e proposte per sensibilizzare l’opinione pubblica e per capire cosa possiamo fare per portare l’attenzione delle istituzioni –che sembrano non essere a conoscenza del provato uso di armi chimiche, ad esempio- su quello che sta succedendo in Siria.

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La felicità araba, risposta a L’infelicità araba di Samir Kassir, è un percorso di emancipazione lento e graduale, che, secondo Hamadi, può arrivare attraverso una laicità non imposta dal modello occidentale, quale valore occidentale importato nella realtà siriana, ma endogena. Un percorso che durerà decenni, ma al quale tutti noi possiamo e dobbiamo dare un contributo.

La prigionia di Faraj Bayraqdar messa in scena da Giulio Valentini in “I tradimenti della lingua e del silenzio”

Giulio Valentini

Fornace, 5 giugno, ore 21.15, Giulio Valentini spegne le luci della sala e ci immerge nell’oscurità della prigionia di Faraj Bayraqdar, recluso per  14 anni tra la prigione militare di Saidnaya e il carcere del deserto di Palmira.

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Illuminato solo dalla luce di alcune candele, l’attore  ripercorre con una recitazione intensa e drammatica le strazianti sevizie e torture a cui il poeta è stato sottoposto durante gli anni di prigionia

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Un’emozionante messa in scena tratta dal libro dello scrittore siriano “Il Prigioniero Numero 13”, sconvolgente testimonianza delle torture subite dai detenuti politici nelle prigioni siriane. Un viaggio al buio attraverso i lati oscuri dell’animo umano.Al termine dello spettacolo i fondi raccolti sono stati devoluti al Comitato Siria Milano, per la difesa dei diritti umanitari in Siria.